Il rischio che non compare nel bilancio
“Il rischio che vi rovinerà sarà quello che non avete identificato” M. Scholes
La celebre frase attribuita al premio Nobel Myron Scholes contiene un insegnamento che va ben oltre la finanza. I rischi più pericolosi non sono necessariamente quelli più grandi o più probabili, ma quelli che non vediamo, che sottovalutiamo o che scegliamo di ignorare.
Lo stesso vale per la salute.
Per anni possiamo convivere con abitudini poco salutari senza percepirne gli effetti: alimentazione squilibrata, sedentarietà, sonno insufficiente, stress cronico, isolamento sociale o dipendenze. Nel frattempo il nostro organismo invia segnali che spesso trascuriamo. Quando i sintomi diventano evidenti, il rischio si è già trasformato in malattia.
Molte delle principali patologie croniche – malattie cardiovascolari, diabete, tumori, malattie respiratorie e demenze – si sviluppano lentamente nel tempo e sono fortemente influenzate dallo stile di vita. Le loro conseguenze non riguardano soltanto la sfera personale, ma anche quella professionale.
La salute come sfida per le aziende
Le organizzazioni si confrontano oggi con fenomeni sempre più rilevanti: l’invecchiamento della popolazione attiva, l’aumento delle malattie croniche, la diffusione dello stress e del disagio psicologico e la difficoltà nel reperire e trattenere personale qualificato.
I dati parlano chiaro. In Svizzera il 36% della popolazione convive con una malattia di lunga durata. Circa il 30% dei lavoratori si sente emotivamente spossato e lo stress lavorativo comporta una perdita media di produttività pari al 15%, con un costo stimato di 6,5 miliardi di franchi all’anno. A questi dati si aggiungono altri fattori di rischio sempre più diffusi: il 43% della popolazione adulta è in sovrappeso o obesa, il 33% soffre di disturbi del sonno e circa una persona su quattro non raggiunge i livelli raccomandati di attività fisica.
Le conseguenze si riflettono direttamente sulle aziende attraverso assenteismo, presenteismo, turnover, burnout e riduzione della produttività. La salute non è quindi soltanto una questione individuale: è un tema strategico che incide sulla competitività e sulla sostenibilità delle organizzazioni.
People Caring e Lifestyle Medicine
Negli ultimi anni si è affermato il concetto di People Caring, un approccio manageriale che considera il collaboratore come una persona con bisogni professionali, familiari, relazionali ed emotivi.
Le aziende più lungimiranti hanno compreso che il benessere delle persone rappresenta una leva fondamentale per migliorare motivazione, appartenenza, qualità delle prestazioni e capacità di innovazione.
In questo contesto si inserisce la Lifestyle Medicine (Medicina dello Stile di Vita), una disciplina basata sulle evidenze scientifiche che mira a prevenire, trattare e, in alcuni casi, invertire la progressione delle malattie croniche intervenendo sulle loro cause profonde.
Come sottolinea la Dr.ssa Mirjam Rodella, medico di famiglia e specialista in Lifestyle Medicine, molte delle patologie croniche più diffuse possono essere prevenute o rallentate attraverso il cambiamento delle abitudini quotidiane.
La Lifestyle Medicine agisce sui principali determinanti della salute: alimentazione, attività fisica, sonno, gestione dello stress, relazioni sociali, prevenzione delle dipendenze e benessere mentale. L’obiettivo è affiancare alla medicina della cura una vera cultura della prevenzione.
Dalla ricerca all’azione: nasce beblue
Da queste considerazioni è nata beblue SNC, originata da un progetto sviluppato nell’ambito di una ricerca finanziata da Innosuisse.
Beblue riunisce competenze complementari provenienti dalla medicina, dalla responsabilità sociale d’impresa e dall’accompagnamento al cambiamento. Il progetto nasce dall’incontro tra la Dr.ssa Mirjam Rodella, Flavia Giorgetti Nasciuti e Lorenza De Gottardi con l’obiettivo di aiutare aziende e collaboratori a sviluppare una maggiore consapevolezza rispetto ai temi della salute e del benessere.
Attraverso percorsi formativi, workshop e attività di sensibilizzazione, beblue propone strumenti concreti per promuovere stili di vita salutari e sostenibili. I programmi possono essere personalizzati in base alle esigenze delle organizzazioni oppure proposti in modalità aperta. Per l’offerta formativa beblue collabora anche con il Centro Studi Villa Negroni, da anni attore centrale della formazione professionale in Ticino e, per questo, osservatore privilegiato dei cambiamenti nel mondo del lavoro e delle attuali difficoltà di conciliazione tra lavoro, formazione e vita privata.
Particolare attenzione viene dedicata agli apprendisti, che stanno costruendo le abitudini che li accompagneranno nell’età adulta, e ai collaboratori senior, chiamati ad affrontare le sfide dell’invecchiamento attivo.
Un investimento, non un costo
Per molto tempo la salute è stata considerata una questione privata, da affrontare solo quando emergeva un problema.
Oggi sappiamo che investire nella salute significa investire nel capitale umano. Alimentazione, movimento, sonno, gestione dello stress e relazioni sociali rappresentano leve concrete attraverso cui migliorare il benessere delle persone e, di conseguenza, la performance delle organizzazioni.
Promuovere la Lifestyle Medicine in azienda significa passare da una logica di riparazione a una logica di prevenzione.
Perché la vera domanda non è quanto costa promuovere la salute dei collaboratori.
La vera domanda è: quanto costa non farlo?
