
Allergie, intolleranze e la regia invisibile del microbioma
Ti è mai capitato di sentirti un "palloncino" subito dopo pranzo? O di guardare con sospetto quel bicchiere di latte che prima non ti dava problemi? Non sei solo. Negli ultimi anni, le reazioni avverse al cibo sono esplose, trasformando i nostri pasti in piccoli campi minati. Ma prima di eliminare metà della tua dispensa, facciamo chiarezza: spesso la colpa non è del cibo in sé, ma del "regista" che vive dentro di noi: il microbioma intestinale. Negli ultimi decenni abbiamo assistito a un’impennata di reazioni avverse, allergie o intolleranze al cibo. Comprendere come questi elementi interagiscano è la chiave per rompere il circolo vizioso dei disturbi digestivi cronici.
Allergia e Intolleranza a confronto
Identificare la causa dei propri malesseri è il primo passo per un trattamento corretto. Sebbene i sintomi possano sovrapporsi, e il paziente spesso confonda le intolleranze con le allergie e viceversa, le origini biologiche e le cause fisiopatologiche sono radicalmente diverse. L’allergia alimentare è una reazione immunitaria immediata. Il sistema immunitario identifica erroneamente una proteina (allergene) come un invasore e produce anticorpi IgE. Questo scatena il rilascio di istamina, causando reazioni rapide che possono essere lievi (orticaria, diarrea) o letali (shock anafilattico). Anche una traccia minima di alimento può essere pericolosa. L’intolleranza Alimentare è una reazione metabolica o enzimatica, non mediata dal sistema immunitario. Spesso deriva dall'incapacità genetica dell'organismo di digerire una sostanza (es. il lattosio per mancanza o riduzione dell'enzima lattasi). A differenza dell'allergia, è spesso dose-dipendente: molte persone tollerano piccole quantità senza sintomi, che comunque compaiono solitamente ore dopo il pasto.
Il Regista: Il Microbioma tra Eubiosi e Disbiosi
Il microbioma è l’ecosistema di microrganismi che educa il nostro sistema immunitario e protegge la barriera intestinale. La composizione del microbioma intestinale presente nel primo mese di vita di un bambino è un forte predittore dello sviluppo di sensibilizzazioni e allergie alimentari, in particolare all'uovo, fino a sette anni dopo. Queste le conclusioni di uno studio recente condotto dal Riken Center for Integrative Medical Sciences di Wako, in Giappone e pubblicato di recente sul Journal of allergy and clinical immunology (https://www.jacionline.org/article/S0091-6749(24)01173-4/fulltext). I bambini di 1 mese presentavano tre enterotipi principali: dominante in Bacteroides, dominante in Klebsiella e dominante in Bifidobacterium. Lo studio ha misurato i livelli di IgE specifiche per latte, arachidi, albume d'uovo e grano nel sangue dei bambini nel corso di sette anni.
Quando l’equilibrio tra il chilo e mezzo di microbi presente dentro al nostro sistema intestinale e il nostro sistema immunitario si rompe, entriamo in uno stato di disbiosi.
La disbiosi comporta una perdita di batteri "buoni" a favore di specie patogene, portando a infiammazione cronica e alla sindrome della "barriera permeabile" (Leaky Gut). Fattori come una dieta errata (eccesso di zuccheri e farine raffinate), lo stress cronico e l'uso ripetuto di farmaci (antibiotici e inibitori di pompa protonica) sono i principali scatenanti di questo squilibrio.Una forma specifica e localizzata di disbiosi è la SIBO (Sovracrescita Batterica dell'Intestino Tenue). In questa condizione, i batteri tipici del colon risalgono nel tenue, dove dovrebbero essere scarsi, e fermentano il cibo prematuramente. La SIBO può "simulare" un'intolleranza: i batteri in eccesso producono gas e istamina, creando sintomi come gonfiore marcato subito dopo i pasti, stipsi o diarrea. Esiste un legame bidirezionale: l'intolleranza (es. al lattosio) può nutrire i batteri cattivi peggiorando la disbiosi, e viceversa, la disbiosi può danneggiare i villi intestinali creando un'intolleranza "acquisita".
La Diagnosi: Cosa è scientificamente valido?
Navigare tra i test diagnostici richiede cautela per evitare diagnosi errate e diete restrittive inutili. Prima di mettersi a dieta o escludere alimenti occorre comunque una diagnosi precisa e per questo spesso occorre rivolgersi ad uno specialista gastroenterologo. I tests validati per la diagnosi di allergie si basano su prove cliniche come il Prick Test (cutaneo), il RAST o ALEX Test (dosaggio IgE nel sangue) e il Test di Provocazione Orale.
Per la diagnosi precisa delle intolleranze e della SIBO: c’è il Breath Test (test del respiro) e anche il test genetico per la intolleranza al lattosio. Bisogna invece diffidare di metodi come il Cytotest, la kinesiologia o il dosaggio delle IgG4 per le intolleranze, poiché privi di basi scientifiche solide.
Molto importante invece è la storia clinica occorre infatti valutare quando appare il gonfiore addominale (subito dopo i pasti?), come è l’alvo (stitico, alterno o diarroico), se i sintomi peggiorano mangiando alcuni tipi particolari di cibo come fibre, legumi, latte scremato o latticni freschi, ecc. o migliorano con il digiuno. Importante anche valutare se esistono carenze di Vitamine B12, o Vitamina D o ferritina e se è stato fatto un uso prolungato di antibiotici o inibitori della pompa protonica (IPP).
Il trattamento
Il trattamento si basa soprattutto nel cambiare il tipo di alimentazione e ripristinare l’equilibrio del microbioma. La dieta mediterranea è ideale per promuovere la biodiversità microbica grazie a fibre, antiossidanti e grassi sani, mentre la dieta Low-FODMAP è utile per un sollievo immediato dai sintomi, "affamando" i batteri in eccesso, ma da seguire sotto stretto controllo dello specialista per non impoverire il microbioma a lungo termine. Utile anche la dieta a basso contenuto di alimenti contenenti istamina o istamino-produttori. L’ideale comunque non è usare farmaci ma individuare di preciso quali sono gli alimenti o il gruppo di alimenti da evitare.



