
Troppa skincare fa male? Perché la pelle non ama l’eccesso
L’idea che “più prodotti significhi una pelle migliore” si è diffusa rapidamente, ma non sempre trova riscontro nella realtà
di Debora Cirigliano
Di Debora Cirigliano
Negli ultimi anni la skincare è diventata molto più di una semplice routine di igiene quotidiana: si è trasformata in un fenomeno culturale e commerciale sempre più complesso, alimentato da social media, trend e routine multilivello ispirate anche alla cosmetica coreana. L’idea che “più prodotti significhi una pelle migliore” si è diffusa rapidamente, ma non sempre trova riscontro nella realtà. Una crescente attenzione scientifica e dermatologica suggerisce che l’eccesso o l’uso non mirato di cosmetici possa compromettere l’equilibrio cutaneo, soprattutto nelle pelli più sensibili. La pelle è un sistema delicato e dinamico, protetto da una barriera composta da lipidi, cellule e microbioma: quando viene sottoposta a troppi attivi, esfolianti o detergenti aggressivi, può reagire con irritazioni, sensibilità aumentata e maggiore fragilità. Allo stesso tempo, anche fattori esterni come clima e inquinamento influenzano la risposta cutanea, rendendo spesso necessaria una routine più flessibile e consapevole. In questo contesto, si fa strada un approccio diverso alla skincare: meno prodotti, ma più mirati, in grado di rispettare realmente le esigenze della pelle.
In questo scenario si inserisce la filosofia di Maite Conti, basata su una skincare minimale: pochi prodotti selezionati, formulati per rispettare il microbioma cutaneo e ridurre il rischio di sovraccarico funzionale.
Quando la skincare smette di essere utile e diventa eccessiva per la pelle?
"Dal mio punto di vista, la skincare diventa eccessiva quando la sovraccarichiamo. La pelle non assorbe tutto in modo illimitato e più prodotti non significa per forza più risultati. Dopo un certo punto, aggiungere sieri, acidi, esfolianti o trattamenti diversi può non portare benefici reali, ma aumentare il rischio di irritazione, rossore o sensibilità, come per esempio pelle che tira, pizzica, si arrossa facilmente o non tollera più prodotti che prima andavano bene. C'è anche un aspetto che in pochi considerano: il “cocktail effect”. Spesso non si tratta solo di quanti prodotti utilizziamo, ma di quanti ingredienti simili (parabeni, profumi, conservanti) stiamo sommando senza saperlo nel detergente, nella crema, nello shampoo. Ogni ingrediente, preso singolarmente in un prodotto, rispetta i limiti consentiti dalla legge. Ma quando ingredienti simili sono presenti in più prodotti usati nello stesso giorno, l’esposizione complessiva può aumentare. Lo conferma anche la scienza: uno studio dell'INSERM (2026) ha mostrato che bastano cinque giorni con meno cosmetici per ridurre in modo misurabile l'esposizione a sostanze chimiche nel corpo. Meno prodotti non è una rinuncia, ma una scelta più rispettosa verso la propria pelle".
Come una routine troppo ricca o aggressiva altera concretamente il microbioma cutaneo?
"Sulla nostra pelle vive un piccolo ecosistema invisibile di microrganismi utili, che contribuisce ogni giorno al suo equilibrio. Quando cambiamo continuamente prodotti, usiamo detergenti troppo aggressivi o molto sgrassanti, come per esempio formule con tensioattivi forti come SLS (Sodium Lauryl Sulfate), esfoliamo troppo spesso con acidi, peeling o scrub, oppure sovrapponiamo molti attivi nello stesso periodo, questo equilibrio può essere disturbato e portare ad una pelle più reattiva o sensibile".
Quali sono, in pratica, i prodotti davvero indispensabili per una “minimal skincare” efficace?
"Per una pelle normale, senza problematiche particolari, una routine essenziale parte da tre gesti: detergere, idratare e proteggere. Il primo prodotto indispensabile è un detergente delicato che pulisca la pelle senza essere troppo “aggressivo”. Il secondo è una buona crema idratante che contenga umettanti, come per esempio glicerina vegetale, acido ialuronico, aloe vera, betaina. La crema deve essere scelta in base alla stagione e al tipo di pelle, e deve portare alla pelle comfort, elasticità e idratazione. Il terzo gesto, durante il giorno, è la protezione solare, per prevenire danni da UV, invecchiamento precoce e macchie. A questi tre passaggi si possono aggiungere pochi prodotti mirati, solo se necessari: ad esempio, un siero specifico anti-age per pelle matura o un trattamento localizzato per esigenze particolari".
Qual è l’errore più frequente che osserva in chi costruisce autonomamente la propria routine di skincare?
"L’errore più comune nella skincare è usare troppi prodotti senza una reale necessità o conoscenza della propria pelle, spesso influenzati dalle routine complesse che circolano in rete. Questo rende difficile capire cosa funziona davvero e può anche causare irritazioni. Un altro sbaglio frequente è non idratare la pelle grassa, anche se invece ha comunque bisogno di idratazione con texture leggere. Inoltre, molte persone trascurano la protezione solare, che dovrebbe essere usata tutto l’anno per proteggere la pelle dai raggi UV. In generale, la skincare dovrebbe essere semplice, mirata e basata sull’ascolto delle esigenze della propria pelle, non sull’accumulo di prodotti".
Nei cambi di stagione, è meglio modificare la routine o semplificarla?
"Nei cambi di stagione, la pelle può reagire in modo diverso. In inverno, il freddo tende a seccarla, mentre in primavera sbalzi di temperatura e pollini possono renderla più sensibile. Se la pelle diventa reattiva, conviene semplificare: detersione delicata, idratazione e protezione, sospendendo attivi troppo forti. Se invece la pelle è stabile, si può proseguire, magari cambiando dettagli, come una crema più nutriente in inverno e più leggera d’estate. L’importante è ascoltare la pelle e intervenire solo se serve davvero".


