
Tra farmacoterapia e interventi psicosociali in geriatria
Riflessioni da studentesse ricercatrici della SUPSI – Corso di Laurea in Ergoterapia
Di Anaïs Lafranchi e Alice Ferra (stundetesse corso di laurea Ergoterapia, terzo anno) e Christian Pozzi (Docente Ricercatore SUPSI DEASS, Centro competenze anziani)
L’invecchiamento della popolazione mondiale pone nuove sfide ai servizi sanitari e ai professionisti della cura. L’aumento delle patologie croniche, dei disturbi cognitivi e dei vissuti di isolamento sociale richiede risposte che vadano oltre la sola gestione dei sintomi. In ambito geriatrico, la terapia farmacologica rappresenta uno strumento importante, ma non sempre sufficiente per sostenere pienamente la qualità di vita e il benessere delle persone anziane.
Nel nostro percorso di formazione in ergoterapia presso la SUPSI, abbiamo approfondito questi temi partendo dall’osservazione diretta di situazioni cliniche durante gli stage svolti in case anziani del territorio ticinese. L’esperienza è stata occasione di riflessione sulla nostra futura professione, sul valore degli interventi psicosociali e sulla possibilità di affiancare, e talvolta prevenire, l’intervento farmacologico attraverso approcci centrati sulla persona e sulle occupazioni significative.
Questo articolo nasce dal desiderio di far conoscere maggiormente l’ergoterapia e raccontare come essa possa contribuire al benessere delle persone, sostenendo sia la performance motoria e cognitiva sia il senso di identità e di partecipazione alla vita quotidiana. Cercheremo di raggiungere questo obiettivo partendo da un caso clinico.
L’incontro con il Signor Renato, residente in casa anziani
Durante il nostro stage in una casa anziani del territorio abbiamo incontrato il Signor Renato, 81 anni, ospite della struttura da pochi mesi. Renato era stato trasferito in istituto a seguito di un progressivo peggioramento della mobilità e di alcune difficoltà di memoria che rendevano complessa la prosecuzione della vita al domicilio. Vedovo e senza figli, aveva alle spalle una lunga carriera come artigiano del legno e una vita molto attiva, improvvisamente rallentata dal susseguirsi di problemi fisici (severa artrosi sia agli arti superiori sia inferiori, diabete e iniziale deterioramento cognitivo non ancora approfonditamente indagato) e dal cambiamento del proprio contesto di vita.
Nei primi incontri Renato appariva poco coinvolto nella vita comunitaria della casa anziani. Trascorreva gran parte della giornata seduto negli spazi comuni, osservando senza partecipare. Camminava con passo incerto, mostrava rigidità posturale e difficoltà nell’alzarsi dalla poltrona. Si riscontrava un rischio moderato di caduta. Sul piano cognitivo emergevano lentezza nel ragionamento, difficoltà nella pianificazione delle attività quotidiane e deficit di memoria a breve termine, con impatto sulle attività di vita quotidiana. Emotivamente appariva spesso demotivato, con tendenza all’isolamento.
Al momento della presa in carico ergoterapica (prescritta dal medico curante e garantita dalla cassa malati), Renato non era in trattamento farmacologico specifico per l’umore o per il rallentamento cognitivo. Il team interdisciplinare aveva scelto di iniziare un intervento psicosociale e riabilitativo mirato, con l’obiettivo di promuovere maggiore attivazione attraverso attività significative per la persona, migliorare la partecipazione alle attività della struttura e sostenere il benessere globale.
Attraverso la valutazione ergoterapica, abbiamo cercato di individuare non solo le difficoltà presenti, ma anche le risorse personali di Renato. Dal racconto della sua storia di vita è emerso con forza il legame affettivo e identitario con il lavoro manuale: il fare con le mani, soprattutto legato alla progettazione e all’esecuzione di piccoli oggetti in legno. La precisione artigianale era un valore per Renato e aveva rappresentato per lui una fonte di grande soddisfazione identitaria.
Partendo da questi elementi, il progetto terapeutico in ergoterapia si è orientato verso la costruzione della relazione terapeutica attraverso il dialogo e la graduale introduzione di attività manuali analizzate e successivamente semplificate, adattate al contesto della struttura: lavori in legno svolti in sicurezza, con strumenti adeguati e tempi di attività calibrati sulle sue energie e competenze motorie e cognitive. Queste proposte avevano l’obiettivo di produrre oggetti concreti e, secondariamente, di stimolare le funzioni cognitive (pianificazione, attenzione, memoria) e motorie.
Il lavoro impostato in ergoterapia, man mano che il tempo trascorreva e la relazione si rafforzava, portava con sé un recupero motivazionale ed identitario. Parallelamente, si notava una progressiva maggiore partecipazione alle attività comunitarie della casa anziani grazie anche al sostegno garantito da tutta l’équipe interprofessionale (infermieri/e, OSS, medico, specialista in attivazione, animazione, ecc.).
Poco alla volta, si è osservato un cambiamento significativo: il suo coinvolgimento è aumentato, la sicurezza nei movimenti è migliorata e l’umore appariva più stabile. Renato ha ricominciato a raccontare storie del suo passato professionale, proponendosi di insegnare piccoli lavori manuali anche ad altri residenti. Renato era tornato ad avere un ruolo identitario attivo nel suo nuovo contesto di vita.
Questo percorso ha mostrato come, attraverso attività personalizzate e significative e interventi mirati sull’occupazione quotidiana tramite l’ergoterapia, sia possibile favorire processi di riattivazione globale prima ancora di ricorrere a strategie farmacologiche.
Ergoterapia, geriatria e gerontologia: professione centrata sulla persona
L’ergoterapia si fonda sull’idea che il fare quotidiano sia uno strumento terapeutico potente. In geriatria e gerontologia, l’obiettivo non è soltanto mantenere o recuperare singole abilità motorie o cognitive, ma promuovere la possibilità di partecipare a una vita quotidiana significativa, rispettosa della storia, dei ruoli personali e dei valori di ciascuno.
L’intervento ergoterapico si sviluppa sempre all’interno di un approccio interprofessionale che coinvolge medici, infermieri, fisioterapisti, animatori e familiari curanti. In questo contesto, il focus dell’ergoterapista è la relazione tra persona, ambiente e occupazione: analizzare come questi elementi interagiscano permette di proporre adattamenti, modifiche ambientali e attività personalizzate, eventualmente semplificate, che sostengano l’autonomia e il benessere.
L’ASE (Associazione Svizzera d’Ergoterapia – ASE, 2025) sottolinea che l’intervento ergoterapico con le persone anziane deve favorire non solo il mantenimento delle abilità residue, ma soprattutto sostenere la partecipazione significativa alle occupazioni quotidiane, considerate fondamentali per l’identità, l’autostima e la qualità della vita.
L’obiettivo non è “allenare la funzione per la funzione”, ma sostenere la funzione per la partecipazione. L’obiettivo ultimo deve essere di sostenere la persona anziana a continuare a fare ciò che è per lei significativo — cucinare, conversare, curare una pianta, vestirsi con dignità, partecipare alla vita familiare, lavarsi.
Ergoterapia: allenare la resilienza
La resilienza, in età anziana, può essere intesa come la capacità di riorganizzare in modo positivo la propria vita nonostante perdite, cambiamenti e limitazioni legate all’invecchiamento. Non si tratta semplicemente di resistere, ma di trovare nuovi modi per mantenere un senso di continuità con la propria identità e ciò che dà significato alla vita quotidiana.
In ambito ergoterapico, la resilienza viene sostenuta attraverso esperienze che favoriscono il senso di competenza, l’utilità personale e il riconoscimento delle abilità ancora presenti, anche quando la fragilità è evidente. Promuovere resilienza significa aiutare la persona anziana a riconoscere che, pur con capacità ridotte, può ancora scegliere, agire e partecipare alla vita quotidiana, mantenendo così il senso di agency, la percezione di essere ancora in grado di influenzare la propria esistenza.
Quando le attività proposte sono coerenti con la storia personale, gli interessi, i valori e i ruoli occupazionali del passato, esse non stimolano solamente abilità cognitive o motorie, ma sostengono anche il senso di identità, continuità e dignità.
Esperienze come quelle vissute da Renato mostrano come la partecipazione a occupazioni significative, legate alla propria storia, permetta alla persona di sentirsi ancora capace, utile e riconosciuta. In questi casi, l’attività non è da considerarsi un esercizio terapeutico, ma diventa occasione di relazione, espressione di sé e ricostruzione del proprio posto nel mondo.
L’esperienza in casa anziani durante lo stage GER (Geriatria, Ergoterapia e Ricerca) del terzo anno del ciclo di studi in Ergoterapia promosso dalla SUPSI ci ha permesso di cogliere in modo concreto come l’ergoterapia possa essere una risorsa preziosa e profondamente umana nel panorama della cura geriatrica e gerontologica.
Abbiamo osservato che, quando la persona viene messa al centro e le attività proposte hanno un significato autentico per la sua vita, l’intervento non agisce solo sulle abilità residue, ma tocca dimensioni più profonde: motivazione, identità, dignità e senso di appartenenza.
L’incontro con il Signor Renato ci ha mostrato come, anche in una fase di fragilità, esista ancora spazio per riattivare risorse personali, costruire relazioni e generare nuove forme di partecipazione. Forme diverse rispetto al passato, ma ugualmente significative e di valore. L’ergoterapia è per Renato uno strumento che valorizza la sua storia, i suoi ruoli, i suoi interessi, le sue emozioni e le sue relazioni come elementi terapeutici, contribuendo a restituire senso e dignità alla quotidianità in casa anziani. Abbiamo compreso che l’ergoterapia non si limita a proporre attività: cerca significato, costruisce ponti, sostiene legami, dà forma a spazi di vita possibili.
In conclusione, questa preziosa esperienza ci ha mostrato come la cura non sia solo un insieme di azioni terapeutiche, ma un dialogo continuo con la persona e la sua storia, uno spazio di scoperta reciproca in cui la persona e il professionista si influenzano e crescono a vicenda. Ci ha insegnato a osservare le possibilità e le risorse nascoste dietro le fragilità, a valorizzarle come leve di cambiamento e a comprendere che ascoltare, adattare e innovare sono strumenti tanto potenti quanto le terapie tradizionali. Come future ergoterapiste, vogliamo portare con noi la capacità di trasformare ogni piccolo gesto in un’opportunità di autonomia, significato e valorizzazione delle persone che incontreremo sul nostro percorso.

