
Il segnale nascosto che pulisce le cellule dai danni interni
Decifrare le regole con cui la cellula controlla la qualità dei propri organelli potrebbe un giorno aprire nuove strade per contrastare l’invecchiamento cellulare o malattie
Le cellule del nostro corpo assomigliano a delle piccole città. Al loro interno lavorano centrali energetiche - come i mitocondri - che producono energia, o fabbriche delle proteine e molecole essenziali come il reticolo endoplasmatico. Come in ogni città che funziona bene, però, anche qui la manutenzione è essenziale: quando una struttura si rovina o invecchia, va riparata, ridimensionata o smantellata con precisione.
Lo studio pubblicato a settembre 2025 nella prestigiosa rivista scientifica Nature Cell Biology condotto dai ricercatori Mikhail Rudinskiy, Carmela Galli e Andrea Raimondi del laboratorio di Prof. Maurizio Molinari presso l’Istituto di Ricerca in Biomedicina di Bellinzona ha fatto luce su come le cellule riescano a svolgere questo delicato lavoro di manutenzione interna.
I ricercatori hanno scoperto che esistono proteine specializzate che agiscono come tecnici di controllo qualità: si posizionano e intervengono sulla superficie degli organelli cellulari danneggiati, invecchiati o presenti in quantità eccesive cercando di sistemare la situazione.
Queste proteine funzionano in modo elegante: una loro parte serve da ancoraggio, permettendo loro di attaccarsi all’organello giusto. Un’altra parte, detta “intrinsecamente disordinata” (IDR) agisce invece come un segnale d’azione: quando entra in funzione, induce l’organello a spezzarsi in porzioni più piccole. Dopo questa frammentazione mirata, i frammenti vengono trasportati verso i lisosomi — “centri di smaltimento” della cellula — dove sono degradati e riutilizzati.
La ricerca sui meccanismi fondamentali di degradazione intracellulare detta autofagia (dal greco che significa “mangiare sé stessi”) è valsa il premio Nobel per la Medicina nel 2016 al ricercatore giapponese Yoshinori Osumi, che li ha studiati in lievito. L’importanza di processo di degradazione autofagica degli organelli, chiamato “organellofagia”, è dimostrata inoltre dal fatto che i suoi meccanismi sono conservati nel corso dell’evoluzione, dai lieviti — semplici organismi unicellulari — fino agli organismi multicellulari più complessi, comprese le piante e l’uomo.
Infatti, con il tempo, o, in alcune malattie ereditarie e non ereditarie causate dall’accumulo di proteine tossiche all’interno degli organelli, questi meccanismi tendono a indebolirsi: le cellule accumulano danni e, gradualmente, si spengono. Decifrare le regole con cui la cellula controlla la qualità dei propri organelli potrebbe un giorno aprire nuove strade per contrastare l’invecchiamento cellulare o malattie dove questo sistema di controllo qualità non funziona correttamente.
